Il valore della sofferenza

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leopLa sofferenza è una condizione universale: così pensava  Leopardi e forse aveva ragione. Non si tratta di pessimismo, ma di realismo: nessuno può evitarla.

La vita è una costante ricerca di qualcosa che, una volta ottenuto, perde subito il suo valore. Avere una vita difficile non significa automaticamente soffrire tantissimo: a volte perfino chi sembra avere una vita perfetta soffre più di quanto si possa immaginare. Questo avviene perché da sempre non siamo capaci di non desiderare,  tanto che nulla basta mai per essere felici.

Tale limite non è però da intendere in un’accezione negativa, bensì come un’attitudine della mente umana a creare preoccupazioni e bisogni effimeri, ma al contempo eterni.

Sopravviviamo, non viviamo: dobbiamo sempre avere un problema da risolvere, altrimenti, perché vivremmo, quale scopo ci sarebbe?

Leopardi a tale  domanda non dava risposta. Riteneva infatti che la questione di dare un senso alla vita fosse vana: magari il senso della vita è proprio che non ha un senso.

E allora viviamo, amiamo, accettiamo i momenti di gioia, così come quelli di sofferenza, restiamo ancorati al presente e siamo grati  per ciò che abbiamo, ma soprattutto abbiamo coraggio! Leopardi non invitava infatti a un suicidio di massa, esortava invece  ad accettare la sofferenza come una condizione cui l’uomo deve far fronte, senza poter contare su forze superiori.

La Natura, per lo scrittore, è del tutto indifferente alle faccende umane.

Siamo noi quelli convinti di essere gli animali più importanti al mondo; sempre noi a  ritenerci al centro dell’universo; ancora noi, in quanto figli privilegiati del pianeta Terra, a pretendere che la natura ci tratti con affetto.

Solo quando smetteremo di inseguire la perfezione  e  impareremo a  essere consapevoli di ogni momento per ciò che è, potremmo dire di avere davvero vissuto, nonostante la sofferenza e l’eventuale mancanza di senso.

Lucia Tortorella

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