E’ ancora una volta sola, sdraiata sul letto. Lacrime scendono sul suo volto. Non riesce a spiegarsi la sensazione di non poter chiedere aiuto, il pensiero di non potersi appoggiare a nessuno. Tutto così banale.
Ha litigato di nuovo col suo ragazzo, dice che non si apre abbastanza ma lei davvero fa il possibile. Non chiamerà le sue amiche, non vuole disturbarle. Perché dovrebbe interessarle la sua vita? Arriva un messaggio sul telefono. Lo guarda, si rende conto che non chiama suo padre da un mese, deve essere proprio una figlia pessima ma non ci può fare nulla. Legge il messaggio, le chiede come va, gli risponde con un “bene”, cioè non va proprio tutto bene ma non è nulla di importante. Si libera dalla sua tristezza e si dice che deve ripassare, perché domani ha un esame di anatomia. Guarda distrattamente le pagine di Anatomie, cerca di capire ciò che c’è scritto, ma, anche se fosse in italiano, non lo capirebbe. Pensa a quando era bambina, a quando viveva in Italia con suo padre e sua madre, a quando d’estate correva dietro alle farfalle. L’unica cosa che gli manca della sua infanzia è la campagna. Sta bene lì a Parigi, lontana da tutti. Non vuole sembrare anaffettiva verso i suoi, anche se un po’ lo è. Li ama, ma ogni volta che sta con loro le sembra di perdere tempo, la avvolge un senso di fastidio e l’urgente desiderio non solo di non cambiare stanza, ma città intera. Così loro non la potranno raggiungere o, perlomeno, far finta che lei non esista. Si è chiesta molte volte perché non desideri stare con loro. Ogni volta che cerca di ricordarsi l’eventuale motivo del suo distacco, vede solo una famiglia felice senza troppi problemi.
Guarda il suo orologio. Sono le sette. Non ha voglia di preparare cena, se non una tazza di tè verde. Il suo piccolo appartamento è silenzioso, pensa ancora al suo ragazzo ma non è triste. Alla fine è meglio per lei, lui è solo una distrazione. Va a dormire.
Sta in macchina, sulla Torino-Aosta. Niente musica di sottofondo, solo la radio che annuncia le strade più trafficate. Al suo fianco suo padre, in silenzio. Il sole di mezzogiorno batte sui suoi occhi. Vede una figura sul lato della strada, sta facendo autostop. Suo padre ferma l’auto e una donna sale in macchina. Ha i capelli lunghi fino alla spalla, tinti di rame, un volto tondo e i segni dell’età che appena si intravedono. La riconosce subito: sua madre. Morta 12 anni prima. La guarda, non la saluta nemmeno e dice: “Perché mi hanno detto che eri morta?”. “Non ti voglio”.
Si sveglia, sono le tre del mattino.
Questa volta, i ricordi tornano tutti.
Alex
