A terra,
segnati da cicatrici perpetue,
massacrati dai soldati,
giacciono gli ebrei di Terezin.
Così narrano i disegni dei bambini del ghetto.
A volte, sorprendentemente fiduciosi. Altre, drammaticamente disillusi.
Friedl Dicker- Brandeis è l’insegnante che cerca di far loro trasformare le atrocità in arte: un paradosso.
Figure bianche. Bianche, come il vuoto. Alcune svuotate dal male, prive d’animo e di spirito. Altre svuotate dalla sofferenza di una vita ormai senza affetti, senza senso.
Dietro le figure: uno sfondo verde. Come la speranza di una realtà che può ancora cambiare. Come una foglia che, dopo l’inverno, riprende colore.
Amore è ciò che dà vita, sconfigge la morte con il suo alfa privativo. Nelle immagini di questi bambini, Amore è assente.
Solo odio, distruzione, violenza.
Come possono un massacro, un omicidio, una tortura essere elevati a creazioni colorate? Forse la sofferenza è tanto elevata da plasmare il terreno a un mondo quasi intelligibile? Non si sa.
Certo è che, in quel tempo, i ragazzi erano privi di ogni forma di libertà. Sfuggivano la violenza.
Oggi, di libertà sono colmi. Ricercano la ferocia.
La Noia è forse la principale causa di questo fenomeno.
Oziosi. Ingrati. Irriconoscenti. I giovani quasi ripudiano il meraviglioso che offre il mondo, in cambio di orrore e crudeltà.
Si può pensare alle mille liti e risse che avvengono ogni anno nel mondo.
Alle guerre, alle uccisioni, al male.
Più si ha e più si è ingrati.
Più si possiede e più si guarda a ciò che manca.
Più si è liberi e più non lo si comprende.
Forse i bambini di Terezin avrebbero sognato la vita dei giovani di oggi.
E forse, guardano il mondo dall’alto con sorrisi beffardi e deridenti.
C’è salvezza.
Forse, dietro i ragazzi, anche se nascosto, è ancora presente un immenso sfondo verde.
Lucia Tortorella
